In un mercato del lavoro sempre più competitivo, frammentato e attraversato da trasformazioni continue, la formazione non può più essere considerata un semplice valore aggiunto. È diventata, piuttosto, una condizione strutturale per restare rilevanti. Aziende e lavoratori si trovano immersi in un contesto in cui competenze e modelli organizzativi cambiano con una rapidità inedita: ciò che ieri era sufficiente oggi rischia di essere già superato.
In questo scenario, formarsi non significa soltanto aggiornarsi, ma coltivare la capacità di comprendere il cambiamento e di governarlo. Non è un “di più”, né un investimento rimandabile a tempi migliori: è uno degli strumenti fondamentali per preservare competitività, qualità del lavoro e prospettive di crescita nel medio-lungo periodo.
In questo quadro si inserisce uno strumento fondamentale, spesso poco valorizzato: la formazione finanziata. Attraverso fondi dedicati alla formazione continua, le imprese possono accedere a risorse economiche pensate proprio per sostenere percorsi di aggiornamento e riqualificazione del personale.
Cos’è la formazione finanziata?
La formazione finanziata delle aziende è un meccanismo che permette alle imprese di investire nella crescita professionale dei propri dipendenti usufruendo di risorse economiche dedicate. Si tratta infatti di una leva pensata dalle Istituzioni per sostenere l’aggiornamento continuo delle competenze senza gravare sui bilanci aziendali.
I costi della formazione vengono così ridotti, se non addirittura azzerati.
Le risorse provengono principalmente dai Fondi Paritetici Interprofessionali, organismi nazionali che promuovono e finanziano percorsi di qualificazione e riqualificazione dei lavorativi. Sono 19 quelli attivi in Italia, ciascuno orientato a specifici settori o tipologie di imprese. Tra i più noti figurano, ad esempio, Fondimpresa, Fondirigenti, Fondoprofessioni e Fondartigianato.
Il funzionamento della formazione finanziata è semplice: i fondi sono infatti alimentati da una quota dei contributi obbligatori che le aziende già versano all’INPS (pari al 0,30% del monte salari). Attraverso l’adesione a un Fondo, questa quota può essere destinata alla formazione dei dipendenti, invece di confluire nel sistema senza un ritorno diretto per l’impresa.
In sostanza, la formazione finanziata permette alle aziende di recuperare risorse già versate e di trasformarle in percorsi formativi concreti, mirati e coerenti con i propri obiettivi di crescita.
Quali tipologie di corsi possono essere finanziate?
L'estensione delle aree tematiche coperte dalla formazione finanziata è particolarmente ampia. Naturalmente rientra la formazione obbligatoria, in particolare quella legata alla salute e alla sicurezza sul lavoro, ma le possibilità non si esauriscono qui.
Tra i corsi che possono essere finanziati troviamo:
- aggiornamenti tecnici e professionali specifici per il settore di appartenenza dell'azienda;
- percorsi dedicati alla trasformazione digitale e all'introduzione di nuove tecnologie;
- sviluppo delle competenze trasversali, come leadership, comunicazione efficace, gestione del team e dello stress;
- formazione manageriale e organizzativa;
- potenziamento delle competenze linguistiche e supporto ai processi di internazionalizzazione.
Questo consente alle imprese di costruire percorsi su misura, coerenti con le proprie esigenze e con gli obiettivi di crescita nel medio e lungo periodo.
Come funziona la formazione finanziata?
Al di là degli aspetti tecnici, il funzionamento della formazione finanziata è più lineare di quanto si possa immaginare. Tutto parte dall’adesione ad un Fondo Interprofessionale, che non comporta costi aggiuntivi per l’impresa: significa semplicemente scegliere di destinare lo 0,30% dei contributi già versati all’INPS alla crescita delle competenze interne.
Operativamente, l’adesione avviene tramite il flusso contributivo UNIEMENS inviato mensilmente all’INPS. All’interno della comunicazione telematica è sufficiente indicare il codice del Fondo prescelto.
Una volta aderito al Fondo, il passo successivo è quello dell’analisi dei bisogni formativi, ovvero analizzare quali sono le competenze che servono davvero all’azienda (dalla sicurezza all’innovazione digitale, dalla formazione manageriale alle soft skills).
Sulla base di questa analisi viene costruito un piano formativo vero e proprio, che definisce obiettivi, destinatari, contenuti, durata e modalità di erogazione. Il piano viene presentato al Fondo secondo le procedure previste, che possono variare a seconda dello strumento utilizzato (ad esempio attraverso il conto formazione o tramite la partecipazione a specifici avvisi pubblici).
Dopo l’approvazione, l’azienda può avviare i percorsi formativi programmati. Al termine delle attività, e nel rispetto delle regole di rendicontazione stabilite, le spese sostenute vengono rimborsate in tutto o in parte.
I vantaggi della formazione finanziata per le aziende
Guardata con attenzione, la formazione finanziata non è solo una questione di risparmio, ma un vero strumento di politica aziendale. I benefici per le imprese sono molteplici e incidono tanto sui conti quanto sulla qualità dell’organizzazione.
In particolare, permette di:
- alleggerire in modo significativo il costo della formazione, recuperando risorse che l’azienda già versa attraverso i contributi obbligatori;
- programmare interventi coerenti con le reali esigenze aziendali, evitando corsi generici e poco incisivi;
- mantenere aggiornate le competenze interne, in un contesto in cui normative, tecnologie e modelli organizzativi cambiano rapidamente;
- sostenere l’innovazione e la trasformazione digitale, accompagnando il cambiamento anziché subirlo;
- valorizzare il capitale umano, aumentando motivazione, senso di appartenenza e qualità del lavoro;
- ridurre il rischio di obsolescenza professionale, sia per l’azienda sia per i lavoratori;
- rendere la formazione una scelta strutturale, non un intervento occasionale legato a emergenze o obblighi normativi.
