Vannini, radiazione di Martina Ciontoli dall’albo degli infermieri: si attende sentenza definitiva

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L’Ordine delle professioni infermieristiche di Roma non prenderà al momento nessuna decisione nei confronti di Martina Ciontoli, ex fidanzata di Marco Vannini, contro la quale la redazione del giornale Nurse Times ha lanciato una petizione per richiedere la sua radiazione dell’albo. Il motivo del provvedimento sarebbe quello di non aver soccorso Marco mentre soffriva, dopo essere stato colpito da un proiettile nella villa della famiglia Ciontoli a Ladispoli, la tragica notte tra il 17 e 18 maggio del 2015. Un comportamento che “disonora la categoria degli infermieri, che fanno dell’assistere le persone sofferenti una missione di vita”. L’Opi al momento non si esprime al riguardo: non ci sarà nessuna sospensione o radiazione nei confronti della ragazza e tiene a precisare che “ogni decisione avverrà dopo la sentenza definitiva”. Soltanto allora, l’Ordine degli infermieri di Roma analizzerà la sua posizione e, in base anche a quanto stabilirà la magistratura, oltre che alle regole deontologiche, deciderà se prendere dei provvedimenti. In un’intervista rilasciata a Fanpage, Pietro Messina, uno dei legali difensori ha detto che la ragazza ha già perso il posto di lavoro due volte: “perché era in qualche modo seguita, pedinata e i datori di lavoro hanno pensato bene a un certo punto di sbarazzarsene”.

Antonio Ciontoli non tornerà nelle forze armate
La giovane, al tempo dei fatti 18enne, è stata condannata a tre anni di reclusione a seguito della sentenza della Corte d’assise d’appello, ritenuta responsabile insieme al padre, Antonio, alla madre Maria Pezzillo e al fratello Federico della morte di Marco Vannini, 20enne di Cerveteri. Antonio Ciontoli, come anche espressamente detto dal ministro della Difesa Elisabetta Trenta, non verrà reinserito all’interno delle forze armate.

Radiazione per Martina Ciontoli: la petizione
“Martina allora studentessa del corso di infermieristica, non prestò soccorso al fidanzato né telefonò per richiedere l’invio dell’ambulanza – si legge nel testo della petizione lanciata attraverso Change.org –  Si giustificò davanti al giudice dicendo che suo padre le avrebbe detto che la ferita non fosse grave e che la pistola presente in casa sparasse a salve”. In seguito: “La studentessa in infermieristica avrebbe più volte utilizzato il dramma della morte del fidanzato per ottenere voti più alti durante gli esami. Molti ricorderanno la frase diventata tristemente famosa nella quale la Ciontoli affermava: ‘Prof mi metta 28, sono quella a cui è morto il fidanzato'”.

La decisione dell’Ordine su Martina Ciontoli
L’Ordine delle professioni infermieristiche ha pubblicato un comunicato in cui chiarisce che non può prendere provvedimenti nei confronti di Martina Ciontoli fino a che non ci sarà una sentenza definitiva: “Allora sarà possibile esaminare i fatti e prendere in considerazione le sanzioni, anche accessorie, che verranno adottate dall’autorità giudiziaria”. Dura la critica ai tantissimi infermieri che sui social network hanno si sono schierati contro la collega: “polemiche che sarebbe il caso di interrompere immediatamente perché non hanno alcun fondamento, né nella legge, né nell’etica professionale; anzi, a ben vedere, hanno come unica finalità quella di istigare altri colleghi infermieri a mettere alla gogna una persona che, fino alla conclusione del giudizio penale con sentenza definitiva, non può essere legalmente perseguita”.

https://roma.fanpage.it/vannini-radiazione-di-martina-ciontoli-dallalbo-degli-infermieri-si-attende-sentenza-definitiva/p1/