Suor Charo da sempre al fianco di donne vittime di tratta e ragazzi tossicodipendenti

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO Dai tossicodipendenti alle donne vittime di uomini violenti, suor Charo da anni scende tra le strade del territorio, insieme alle sorelle Oblate, per ridare un po’ di speranza a chi non crede più in futuro. Da tempo è a capo della struttura protetta “Casa Irene”, che si trova in Riviera, dove vengono accolte e trovano protezione donne vittime di tratta, molte delle quali provengono dalla Nigeria e dalla Romania, ma ci sono anche italiane. Nei prossimi giorni suor Charo lascerà il Piceno, dove è arrivata nel 1977 quando da ragazza lasciò il suo paese di origine, la Gran Canaria, per prestare aiuto ai tossicodipendenti e alle prostitute. Ma adesso la sua destinazione è Siviglia. Proprio per questo, nei giorni scorsi, a margine di un convegno inerente il drammatico tema della violenza contro le donne, suor Charo ha ricevuto un riconoscimento da parte della onlus “On the Road”, per il grande lavoro svolto nel territorio in questi anni, essendo anche tra i fondatori dell’associazione. Aveva cinque anni quando suor Charo decise di diventare suora e dedicare la sua vita ai più bisognosi.

“Ero una bambina quando vidi per la prima volta una suora e chiesi a mia madre di che cosa si occupava – racconta suor Charo – lei mi rispose che le suore sono al fianco dei bambini orfani, degli anziani e di tutte le persone che hanno bisogno di aiuto”. Così a tredici anni suor Chao iniziò a frequentare la casa delle suore per poi iniziare il noviziato presso le suore Oblate del Santissimo Redentore, un istituto religioso femminile di diritto pontificio, la cui casa madre è un un paesino vicino Madrid. Per dieci anni, fino al 1997, suor Charo risiedeva a Grottammare dove si occupava di aiutare i ragazzi tossicodipendenti.

“Andavamo in strada per prestare loro aiuto, portarli al Sert di San Benedetto o di Porto Sant’Elpidio – ricorda -. Spesso venivamo contattate dalle loro madri, disperate perché non sapevamo più come poter aiutare i loro figli. Tra loro c’erano tante ragazze che per droga si prostituivano”. Poi arrivò la chiamata da parte dell’allora Vescovo Giuseppe Chiaretti. “Ha voluto la nostra presenza in diocesi per prestare aiuto alle donne costrette a prostituirsi in strada – commenta suor Charo -. C’è molto bisogno nel territorio del nostro aiuto, perché sono molte le donne obbligate a questo tipo di vita. Per questo, insieme all’associazione “On the road”, insieme alle mie sorelle ci occupiamo di tutelarle inserendole in un programma di protezione”. Coltivazione dell’orto e cucito sono alcune delle attività attraverso le quali queste giovani donne cercano di riappropriarsi di un pezzo di vita quanto più normale grazie ai progetti di formazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Le donne accolte presso la struttura “Casa Irene”, infatti, seguono dei tirocini formativi in aziende presenti nel territorio che operano nel settore del cucito e dell’ortofrutta. Nelle scorse settimane è stato inaugurato il laboratorio tessile nell’ambito del progetto Laboratorio di frontiera 2.0, realizzato dalle Suore Oblate del Santissimo Redentore insieme alla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno.

Il progetto mira alla costituzione di una cooperativa sociale finalizzata all’inclusione sociale e lavorativa soprattutto di giovani donne, che vivono fuori dal riconoscimento della dignità di persona e della valorizzazione sociale. “L’impellente bisogno di aiutare le vittime di tratta – conclude suor Charo – delle quale ne fanno parte un numero sempre maggiore di donne hanno fatto sì che la nostra struttura da ormai qualche decennio si occupasse esclusivamente di loro”.

Fonte Corriere Adriatico

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