Scoppia il dramma dei padri separati. Il report del gruppo di sostegno

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ASCOLI PICENO – La vulnerabilità, non solo economica ma anche emotiva, dei padri separati è una piaga che in qualche modo tocca anche il Piceno. Diversi infatti sono i papà che si sono rivolti all’associazione nazionale “Padri Separati”. Ad affermarlo è la presidente Tiziana Franchi. “Spesso ci troviamo di fronte a uomini ormai sfiniti psicologicamente – spiega la presidente Franchi – e che non possono permettersi economicamente di ricorrere ai giudici”. Uomini che, dopo la separazione dalla moglie, devono far fronte anche alle spese di mantenimento dei figli e dunque hanno difficoltà di far quadrare i conti e arrivare con il proprio reddito alla fine del mese. Ma non si tratta di una guerra di genere come sottolinea la presidente Franchi: “Nella nostra associazione contiamo molte donne che collaborano per cercare di aiutare questi padri, altre volte sono le stesse donne a chiamarci. Ad esempio riceviamo diverse telefonate da parte di nonne preoccupate per i propri nipoti e i figli”.

Un fenomeno quello dei padri separati che trova riscontro anche negli ultimi dati diffusi dall’Istat che vede nel 2015, nel territorio provinciale, 270 separazioni di cui 56 svolte presso i comuni o con negoziazione assistita e 214 effettuate presso il tribunale. I divorzi sono stati 220 e anche in questo caso si dividono in 84 quelli svolti presso i comuni o con negoziazione assistita mentre salgono a 136 quelli effettuati presso il tribunale. Ed ecco che per far fronte ad una richiesta di aiuto sempre più importante nel 1991 nasce l’associazione “Padri separati”, da diversi anni operativa anche sul territorio piceno. <>. Sono sempre di più i padri che si rivolgono all’associazione per chiedere aiuto. Altre volte sono le mamma, le sorelle a chiedere supporto, consiglio per dei papà che hanno perso ogni speranza, stanchi di lottare per i loro diritti.

Solitamente il padre separato deve lasciare la sua casa ma continuare a pagarne il mutuo, e contemporaneamente deve pagare l’affitto del suo nuovo alloggio con bollette maggiorate perché questo risulta come seconda casa. C’è poi l’assegno per i figli e quello per la moglie, quando previsto, ma solo l’ultimo è scaricabile dalla dichiarazione dei redditi. Per fare una stima approssimativa dei costi che un padre deve sostenere a causa della separazione, considerando che gli importi dell’assegno per i figli vengono decisi autonomamente da ogni tribunale, risulta che un uomo che mediamente guadagna 1.400 euro al mese può arrivare a pagarne da 400 a 700 in base al numero dei figli. Senza contare le spese straordinarie come può essere una seduta dal dentista, alle quali si sommano quelle per il vitto, l’alloggio e dunque le utenze. “Spesso ci vengono a chiedere aiuto uomini che anno circa cinquantanni. Un età comunque non troppo semplice soprattutto quando si perde il lavoro magari a causa del blocco della partita iva – commenta la presidente Franchi – ma è proprio a seguito della separazione che hanno più che mai bisogno di soldi e dunque di lavorare”.

Aumenta il numero dei padri che purtroppo si scontrano con una dura realtà fatta di separazioni e divorzi. Dove trascorrono sempre meno tempo con propri figli mentre aumentano le spese. Per capirlo basta guardare i dati Istat relativi alle separazioni e ai divorzi nel territorio. Nei primi mesi dell’anno si contano nel Piceno oltre quattro mila persone divorziate, circa mille in più rispetto ai cinque anni precedenti. La quota di separazioni in cui la casa coniugale è stata assegnata alle mogli è aumentata dal 57,4 per cento del 2005 al 60 per cento del 2015 e arriva al 69 per cento per le madri con almeno un figlio minorenne. E nel 94 per cento delle separazioni il tribunale impone al padre un assegno di mantenimento. “Le difficoltà economiche dei padri separati si ripercuotono anche sul rapporto con i figli – afferma Tiziana Franchi presidente dell’associazione “Padri separati” – In molti casi fanno fatica a mantenere una figura genitoriale adeguata perché magari non possono permettersi una casa abbastanza grande e quindi non riescono a ottenere il permesso di pernottamento per i bambini, che quindi trascorreranno meno tempo con il genitore”.

Una tendenza, quella che si delinea nel nostro territorio provinciale, in linea con quanto accade nel resto d’Italia dove l’incremento del numero dei divorzi è in parte conseguenza delle variazioni normative come l’introduzione del divorzio “breve” che fa registrare un consistente aumento del numero di divorzi.

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