Rifugiata nigeriana, incinta di 8 mesi, trova una nuova famiglia nel Piceno

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ASCOLI PICENO – Ha accolto una rifugiata nigeriana all’ottavo mese di gravidanza, e adesso la mamma e la bambina sono diventate parte integrante della sua famiglia. Lucia Mielli è una volontaria della Croce Rossa di Ascoli che aveva deciso di dare la sua disponibilità ad accogliere una rifugiata in casa sua e per questo si era messa in contatto con la onlus “Refugees welcome Italia” che si occupa dell’accoglienza, per un periodo che va da sei mesi ad un anno. “Qualche tempo dopo aver effettuato l’iscrizione a questa associazione, dando la disponibilità ad ospitare una donna, anche con un figlio, per un anno, mi hanno ricontatta – racconta la volontaria – dicendomi che c’era una ragazza nigeriana di 26 anni che qualche mese dopo avrebbe partorito”.

Lei si chiama Blessing ed è scappata dalla Nigeria nel 2015, prima è arrivata in Niger, con un viaggio estenuante fatto di cadaveri lungo il deserto, poi trovando un passaggio su di un pick up, stracolma di migranti, ha raggiunto la Libia. Qui ha raggiunto la costa ed è salita a bordo di un gommone, pieno di persone disperate proprio come lei, che imbarcava acqua e gasolio: un mix che al contatto con la pelle provoca bruciore e ustioni. Dopo ore disperate a bordo di questo gommone ha raggiunto Lampedusa, una volta a terra prima è stata affidata al Gus (Gruppo umana solidarietà) di Alba Adriatica, poi a quello di Macerata. Fino a trovare accoglienza in una vera famiglia proprio come quella di Lucia. “Era il mese di gennaio quando Blessing è arrivata a casa nostra ed insieme al mio compagno Francesco abbiamo seguito le sue ultime settimane di gravidanza – ricorda Lucia -. L’abbiamo accompagnata ad eseguire tutte le visite e le analisi che una donna nelle sue condizioni deve fare, fino alla nascita della bambina”.

All’inizio non è stato facile, Blessing era molto silenziosa e forse anche un po’ impaurita per tutto quello che aveva passato prima di raggiungere l’Italia. Aveva timore di uscire da sola, ma con il passare del tempo, grazie all’affetto di quella sua nuova famiglia che aveva deciso di aprirgli le porte di casa, stava riprendendo le sue vecchie abitudini. Come cucinare i piatti tipici della suo paese di origine, ascoltare musica africana. Iniziava dunque ad aprirsi e confidarsi con Lucia e Francesco, raccontandogli anche il suo passato e tutto quello che aveva subito durante il viaggio. Con il passare dei giorno intorno a Blessing si è innalzata una parete di calore umano, fatta di affetto da parte dei vicini di casa e di chi conosceva la sua storia. Tanti i doni che arrivavano per la sua bambina che stava per nascere, dal passeggino al seggiolone, oltre ai vestiti e a tutto l’occorrente per il grande evento. Oggi Blessing può permettersi una casa in affitto dove vive insieme al suo compagno, che nel frattempo l’ha raggiunta trovando ospitalità in una struttura nel Piceno, e alla loro bambina perché entrambi lavorano come custodi in una villa. “Per noi Blessing e la sua famiglia sono diventati come dei nostri figli africani – conclude –. Anche se non viviamo più sotto lo stesso tetto trascorriamo insieme tutte le feste come il Natale e il compleanno della piccolina. Proprio come una vera famiglia allargata”.

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