Morta Maura Viceconte: un suicidio pianificato, ma senza una ragione comprensibile

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Era una combattente nata, Maura Viceconte. Per dieci anni (tra il 1994 e il 2004) aveva sfidato con successo le migliori fondiste dell’atletica leggera mondiale sulle piste e le strade di tutto il mondo risultando ancora oggi (con i tempi combinati di 5 mila, 10 mila metri e maratona) la fondista italiana più forte di tutti i tempi. E poi aveva combattuto con coraggio un carcinoma al seno, battendolo dopo cinque anni di lotta. La sconfitta è arrivata nel modo più drammatico e violento domenica pomeriggio, nella sua casa di Chiusa San Michele, in Val Di Susa. Maura, 51 anni, subito dopo pranzo è uscita per buttare la spazzatura nei cassonetti collocati lungo strada. Non vedendola rientrare dopo parecchio tempo, il compagno si è preoccupato ed è uscito a cercarla: l’ex atleta si era impiccata a un albero del giardino. Inutile ogni tentativo di soccorso. Un suicidio pianificato che ha lasciato sconvolta la famiglia (la Viceconte aveva un figlio di otto anni, Gabriele) e tutti coloro che la conoscevano.

L’ultima foto
L’ultima foto, pubblicata pochi giorni fa sul profilo Facebook, la ritrae sorridente col figlio davanti a un bar. Le altre immagini, oltre a quelle col piccolo Gabriele, sono quelle della sua carriera sportiva (era stata bronzo agli Europei di Budapest nel 1998) e delle presentazioni del documentario sulla sua carriera («La vita è una Maratona – La corsa il mio modo di vivere»), girato nel 2018 e presentato in molte occasioni in Piemonte fino a poche settimane fa: Maura è ritratta sorridente con i colleghi olimpionici Stefano Baldini e Gelindo Bordin e con tante avversarie, da Laura Fogli e Franca Fiacconi. Una presentazione era in programma a Venaus venerdì prossimo.

Ragioni sconosciute
Le ragioni del gesto restano difficili da esplorare. I carabinieri di Susa, intervenuti sul posto, non hanno trovato messaggi o biglietti. Renato Canova, suo ex coach, parla «di preoccupazioni sul lavoro e personalità complessa» mentre Luigi Cantore, amico e regista del documentario autobiografico riferisce «di brutti pensieri ma legati al passato». La Viceconte lavorava da sempre alla Savio, una grossa azienda di accessori per serramenti della Val Susa, che durante la sua carriera atletica l’aveva “sponsorizzata” permettendole di allenarsi: era tra le poche azzurre di altissimo livello a non aver mai fatto parte di un gruppo sportivo militare. L’azienda ha recentemente attraversato un periodo di forte crisi e ridimensionamento di personale, ma il posto di lavoro dell’ex fuoriclasse azzurra non sembrava in discussione.

https://www.corriere.it/sport/19_febbraio_11/scomparsa-viceconte-suicidio-pianificato-ma-senza-ragione-comprensibile-f5ceef8e-2de0-11e9-b2ba-a8cdeed9884a.shtml?fbclid=IwAR117EBsB-bsHtUGil8DEjnq6MFbKuuBs2jSI7GvrqaMF8njmvyVmd-vxlw