Il primo concerto, “Fabrizio De André esordì a Pontedera. Per gli operai della Piaggio”

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Pontedera, 12 gennaio 2019 – «Adesso che ho cantato a Pontedera, posso andare alla Bussola?». Una domanda fatta al telefono, una frase che ha resistito nei meandri della memoria ed è arrivata fino a oggi, dopo quasi 46 anni. Parole che risalgono al marzo del 1973, il destinatario della telefonata era Sergio Martin, un agente ante litteram, o meglio un operaio della cultura come ama definirsi lui, il mittente, all’altro capo del telefono, era Fabrizio De André. «Tutto è cominciato – racconta Martin – con una mia visita a casa sua, a Genova. Avevo 22 anni e all’epoca ero il coordinatore dei Circoli Ottobre di Lotta Continua, organizzavamo concerti con Lucio Dalla, Francesco De Gregori, avevo bisogno di artisti, da tempo volevo incontrare Fabrizio e così sono andato da lui introdotto da un’amicizia comune. Gli chiesi se avesse voluto cantare per gli operai della Piaggio di Pontedera, in quei giorni in agitazione. Non ci fu neanche bisogno di convincerlo, mi disse subito di sì».

Nei giorni in cui ricorre il ventennale della morte di Faber emoziona scoprire che proprio Pontedera è stato il primo ‘palcoscenico’ per la sua poesia tradotta in musica. «Quello fu il suo primo concerto – continua – negli anni mi sono anche sentito un po’ in colpa per averglielo proposto. Fabrizio era in difficoltà di fronte al pubblico così dopo il concerto di Pontedera mi chiamò per chiedermi se finalmente poteva accettare quell’invito che da tempo gli facevano alla Bussola di Marina di Pietrasanta. E così andò». La biografia ufficiale del cantautore genovese cita quello del ’75 al locale versiliano come primo concerto, ma dal museo della musica di via del Campo a Genova confermano ciò che su internet compare soltanto come una data con un punto interrogativo. «Di quel concerto mi ricordo un aneddoto simpatico legato all’altro protagonista: Eugenio Bennato. Arrivò da Napoli in macchina con la sua Mercedes, eppure la parcheggiò a 3 chilometri di distanza per il timore di non essere ‘compreso’ dai compagni. Si fece tutta quella strada con il tamburo davanti e uno zaino sulle spalle! Un’immagina che mi è rimasta nella memoria, io mi occupai dell’organizzazione generale mentre Pino Masi si occupò degli spazi».

https://www.lanazione.it/pontedera/cronaca/fabrizio-de-andre-1.4387204?nocache&fbclid=IwAR3zghv0HUyAoVEyphz-DpedxUCjA6_wtcBjuOvNuIROVSDm1LQaH-baIG4

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