Il nuovo regalo di San Valentino, rimuovere il tatuaggio dedicato all’ex

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I regali di San Valentino riescono a mandare in crisi anche le coppie più solide. Ne sanno qualcosa quei partner che, nel giorno degli innamorati, si ritrovano a sudare freddo alla ricerca di un’idea originale e accattivante. Quest’anno, però, tra una cena romantica ed il classico mazzo di fiori, si sta facendo largo una nuova moda: la rimozione del tatuaggio dedicato all’ex. Sono sempre di più, infatti, le coppie che litigano per quel segno che richiama alla memoria la precedente relazione del partner (54%), tanto che qualcuno ha già previsto di regalarsi l’intervento di rimozione del tattoo (o di regalarlo all’amata/o), stanco di vedere stampato sul corpo il volto o il nome della vecchia fiamma, magari inserito all’interno di un cuore. D’altronde è comprensibile: vedere continuamente quel simbolo indelebile che ricorda l’unione con l’ex persona amata, metterebbe a dura prova anche il partner più tollerante e di larghe vedute. Ecco che allora il 56% delle donne e il 44% degli uomini regalerebbero volentieri un intervento di rimozione del tatuaggio al proprio partner, proprio nel giorno di San Valentino, per mettere fine a discussioni e conflitti. Un’idea sicuramente originale, che può trasformarsi in un autentico gesto d’amore nei confronti del nuovo compagno.

Lo conferma un’analisi del Renaissance Observatory, l’osservatorio sulle tendenze legate al mondo della medicina estetica, basata su un campione di circa 2.000 persone, rappresentativo della popolazione italiana, il 78% delle donne, ed il 67% degli uomini, provano un senso di fastidio nel vedere sul corpo del proprio partner un tatuaggio dedicato all’ ex. Per questo motivo, cancellare per sempre quel segno rappresenta per molti un desiderio concreto. Ed iniziare a farlo nel giorno più romantico dell’anno può essere una strategia vincente.

“L’unico modo per rimuovere efficacemente un tatuaggio è l’utilizzo del laser – spiega il dott. Valerio Pedrelli, Medico specializzato in medicina estetica, presso la Laserplast di Milano – in particolare il laser a picosecondi Discovery Pico, che riesce a frantumare le particelle d’inchiostro del tatuaggio in modo selettivo, permettendo al medico di trattare efficacemente anche casi che altrimenti avrebbero scarse possibilità di successo. Questa tecnologia è indispensabile anche nei casi in cui siamo di fronte a tatuaggi sbiaditi, sia per l’età del tatuaggio che per le precedenti sessioni laser che hanno rimosso progressivamente l’inchiostro”.

Ma quante sono le coppie che, nell’ultimo anno, hanno fatto ricorso alla tecnologia per rimuovere o modificare i segni di un vecchio amore? “C’è stato sicuramente un sensibile aumento di richieste di rimozione, tra coloro che si pentono dei tatuaggi – afferma Pedrelli – Soltanto nel 2018 ho eseguito oltre 1200 interventi e molti di questi riguardavano proprio tatuaggi dedicati all’ex fidanzato o fidanzata”.

Ma quali sono i tatuaggi più ricorrenti tra chi vuole rimuoverli perché dedicati all’ex partner? “Contrariamente a quanto si possa pensare – afferma Pedrelli – non si tratta di tatuaggi raffiguranti cuori, o frasi romantiche, ma quelli che ritraggono il simbolo dell’infinito”.

I VIP NON FANNO ECCEZIONE – Se c’è una cosa che accomuna personaggi famosi e comuni mortali sono proprio i tatuaggi dedicati agli ex, oltre ai vari escamotage adottati per nasconderli o camuffarli. Come non ricordare, ad esempio, Johnny Depp, che decise di trasformare il tatuaggio dedicato all’ex moglie Amber Heard (la scritta “Slim”, soprannome dell’ex compagna), in un poco elegante “Scum”, ovvero “feccia”? O, ancora, la bellissima Angelina Jolie, che cancellò il nome dell’ex marito Billy Bob Thorton, o la Desperate Housewife Eva Longoria che aveva sul collo il tatuaggio “nine”, cioè il numero di maglia del suo ex marito, il cestista Tony Parker. Altri esempi celebri sono poi quelli delle (ex) coppie Britney Spears-Kevin Federline, Gwyneth Paltrow-Chris Martin e, ancora, Melanie Griffith ed Antonio Banderas.

“Il cambiamento e la trasformazione sono elementi fondamentali alla base della crescita personale – afferma la dott.ssa Roberta Ganzetti, psicologa a Firenze. – Tra tendenze e controtendenze, togliere un tatuaggio può rappresentare una forma di libertà per molte persone. Il nostro presente può essere radicalmente diverso, discrepante e a volte dissonante, rispetto al modo in cui ci siamo percepiti nel passato. Un segno stabile sulla pelle potrebbe, allora, non essere più congruente con l’intenzionalità comunicativa originaria”. “La pelle è, tra le altre cose, un luogo privilegiato della comunicazione con gli altri – continua la dott.ssa Ganzetti – per questo alcune persone hanno il desiderio di celebrare momenti particolarmente significativi della loro vita, attraverso la realizzazione di segni o disegni che assumono quasi lo scopo di “indossare un’emozione”.

TATTOO CHANGING: UN FENOMENO IN ESPANSIONE – Oggi ad avere un tatuaggio sono circa 7 milioni di italiani (dati Istituto Superiore di Sanità), ovvero il 12,8% della popolazione nazionale. La percentuale sale al 50% tra i millennials. Ad aumentare, però, sono anche i così detti “pentiti”, ovvero 1,2 milioni di persone, che hanno intenzione di rimuovere un tatuaggio, o ci hanno pensato almeno una volta. Le ragioni sono molteplici: dai gusti che cambiano, ad un amore finito, o magari la voglia di sostituire il vecchio tattoo con uno completamente nuovo. Dai dati, emerge che i tatuaggi sono più diffusi tra le donne (13,8%) rispetto agli uomini (11,7%). I maschi generalmente preferiscono tatuarsi braccia, spalle e gambe, mentre le donne soprattutto schiena piedi e caviglie. Un tatuato su quattro (25,1%) risiede nel Nord Italia, il 30,7% ha una laurea e il 63,1 % lavora.

“Spesso c’è l’urgenza di cancellarlo, perché il nuovo partner non sopporta più quel segno sulla pelle, ma occorre specificare che se si vuole cancellare totalmente un tatuaggio, ci vuole pazienza – conclude Pedrelli. –Alcuni infatti richiedono anche 6 o 7 sedute, e per andarsene definitivamente ci vuole anche più di un anno. Dipende naturalmente da caso a caso, perché fisiologicamente l’organismo necessita di tempi che variano da persona a persona, per far sì che le particelle di inchiostro vengano smaltite”.

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