Fuggito da un destino che lo voleva bambino soldato in Afghanistan oggi è pizzaiolo a Grottammare grazie al progetto Sprar

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GROTTAMMARE – Aveva poco più di dieci anni quando è scappato dalla guerra e dalla povertà in Afghanistan e oggi, ventiseienne, ha trovato accoglienza a Grottammare, dove lavora come pizzaiolo e sogna di poter continuare a vivere. Karim, aveva solo dodici anni quando per paura di essere arruolato e diventare soldato, come era già capitato a tanti suoi compagni, ha lasciato la sua famiglia ed è fuggito in cerca di un posto più sicuro dove poter vivere. E’ stata una strada lunga e complicata quella che ha dovuto intraprendere il giovane Karim prima di trovare un po’ di sollievo e protezione. “Nel mio Paese i bambini come me venivano rapiti, presi tra i banchi di scuola, per poi essere arruolati e diventare dei soldati – racconta Karim -. Per questo, nonostante provassi un forte sentimento di paura e di angoscia ho deciso di scappare e lasciare i miei genitori e i miei fratelli”.

Partendo dall’Afghanistan, a piedi, e a volte approfittando di qualche passaggio in Jeep, Karim è arrivato in Iran, dove ha lavorato per tre anni come operaio in un’azienda di marmo. Poi ha proseguito il suo viaggio raggiungendo la Turchia, la Grecia ed infine è arrivato in Italia dove all’inizio non è stato semplice trovare accoglienza e farsi delle nuove amicizie. “Non è stato facile per me inserirmi in un nuovo Paese dove non conoscevo nessuno – prosegue -. Non sempre ho trovato un clima accogliente, e spesso ho subito anche episodi discriminatori da parte di diverse persone”. Dopo essere stato accolto, per un anno, in una Comunità per minori, dal 2010 al 2011 è stato ospitato presso il centro di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo di Grottammare e grazie all’aiuto dell’equipe, che lavora al progetto “Sprar togheter”, ha svolto un tirocinio in una pizzeria locale in cui attualmente ancora lavora come aiuto cuoco e pizzaiolo.

“Il mio sogno è quello di poter rimanere in Italia, soprattutto qui a Grottammare, città in cui mi trovo molto bene -conclude -. Dove lavoro e condivido una casa in affitto con alcuni amici del posto”. Karim non ha dimenticato il suo passato, e nemmeno l’aiuto che gli è stato dato, per questo oggi è tra i volontari dell’associazione “Rio de oro” che da diversi anni assiste, in collaborazione con il Comune, i bambini del Saharawi affetti da disabilità. La sua storia è stata tra quelle studiate da alcune studentesse delle classi IV e V del Liceo delle Scienze umane dell’Istituto statale “Fazzini Mercantini” di Ripatransone che hanno svolto un progetto di“Alternanza scuola lavoro”, in collaborazione con lo Sprar.

Durante questo periodo le ragazze hanno attuato un percorso di ricerca, nel quale è emerso un confronto tra la migrazione avvenuta in passato, da parte di italiani, e quella di oggi, da parte di persone come Karim. Una serie di interviste che saranno illustrate nel corso del convegno”Migrazione Ieri e Oggi” che si svolgerà giovedì 15 marzo presso il Teatro delle Energie e al quale interverranno: Enrico Broglia, Tutor Regione sistema Sprar che farà un breve excursus sull’accoglienza in Italia; dal professor Amoreno Martellini, docente di Storia contemporanea presso l’Università di Urbino, esperto nel fenomeno dell’immigrazione; dalla professoressa Olimpia Gobbi che esporrà il suo studio inerente il fenomeno delle migranti di ritorno di Ripatransone emigrate in Egitto poi tornate in Italia, descritto nel suo ultimo libro “Emancipazione delle donne nelle Marche del sud. Lavoratrici, monache e migranti fra Settecento e primo Novecento”.

“Accogliamo 26 uomini e 5 donne richiedenti asilo e rifugiati maggiorenni – spiega Andrea Persiani coordinatore del progetto Sprar di Grottammare -. Il nostro progetto, nato nel 2007, prevede diverse iniziative volte all’accoglienza e all’integrazione dei beneficiari come: mediazione linguistica e interculturale, formazione e riqualificazione professionale”.

Fuggito da un destino che lo voleva bambino soldato in Afghanistan oggi è pizzaiolo a Grottammare grazie al progetto Sprar

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