Farsi sfruttare o mettersi in proprio

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Davide P., nato e cresciuto a Torino, un sogno da quando ancora era a scuola: diventare parrucchiere

“Sono un ragazzo di 25 anni e scrivo per raccontarvi la mia storia, quella di un giovane imprenditore, e per denunciare le mille difficoltà che sto riscontrando nell’avviare un’attività in un Paese in cui l’accesso al credito per i ragazzi è difficile se non impossibile”.

“La decisione di intraprendere questa strada nasce dopo numerose esperienze lavorative sottopagate e ai limiti dello sfruttamento. Sono un parrucchiere, ho deciso di mettermi in proprio. Partendo con una disponibilità economica comincio a cercare un supporto finanziario da parte di enti pubblici e privati scoprendo il disinteresse nel finanziare le start-up e la ‘volatilità’ degli operatori, nonostante le iniziative promosse e nonostante la riconosciuta validità del mio progetto”.

“La cosa più assurda è come un rimborso di una rata di 20 euro, tardato di pochi giorni, mi abbia precluso la concessione di un prestito dall’unico ente disponibile a finanziarmi. Ora io mi chiedo… Perché noi giovani dobbiamo scegliere se essere sfruttati o se rimanere a casa a spese dei nostri genitori? Perché dobbiamo rinunciare ai nostri sogni se non disponiamo di una buona base economica? Non possiamo sottometterci ad uno Stato che nella vita quotidiana non ci appoggia e non ci aiuta a crescere, ma soprattutto a vivere dignitosamente”.

“Uno Stato che, anzi, davanti alle difficoltà ci rende soltanto più poveri finendo così in un circolo vizioso. Io non voglio arrendermi. Per risolvere la mia situazione ho deciso di ‘scavalcare’ gli enti, dal momento che nessuno riesce a darmi un reale supporto, e di sperare unicamente nella solidarietà dei miei concittadini per garantirmi un futuro sereno e dignitoso. Ho aperto un crowdfunding per finanziare il mio progetto, il che non significa ottenere più risorse e nel minor tempo possibile, ma darmi un’ultima speranza perché al momento non ho altre strade da percorrere. Se dovessi riuscire in questa impresa, inoltre, mi piacerebbe fondare un’associazione per fornire supporto a giovani imprenditori che come me hanno la voglia di mettersi in gioco nonostante le mille difficoltà”.

“La mia speranza è che queste righe possano far emergere la difficile situazione che ogni giorno tanti giovani sono costretti ad affrontare pur di riuscire a costruirsi un futuro”.

FONTE: invececoncita.blogautore.repubblica.it