Castanicoltura e castagneto, uno studio per promuoverne lo sviluppo

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ASCOLI – Promuovere lo sviluppo della castanicoltura e della conservazione del castagneto nella provincia di Ascoli Piceno e Fermo. Con questo obiettivo venerdì 13 novembre a partire dalle 14presso l’azienda Agricola Angela Cadei a Montegallo, sarà presentato al pubblico il progetto di “Gestione della castanicoltura nello sviluppo del territorio montano piceno”. Si tratta del primo e più importante studio degli ultimi anni finanziato dalla Camera di Commercio delle Marche in collaborazione con la Confagricoltura Marche e Confagricoltura Servizi di Ascoli Piceno e Fermo. Sarà il primo di una serie di incontri che si terranno nei boschi, castagneti e dunque all’aperto, nel rispetto della normativa Covid – 19, che interesseranno i comuni a vocazione castanicola. Il prossimo incontro si terrà il 20 novembre Arquata del Tronto presso l’azienda Agricola Tiziana Paci, il 27 novembre ad Acquasanta Terme presso l’azienda Agricola Piccioni Giovanni e il 18 dicembre l’evento conclusivo Piagge di Ascoli Piceno presso l’azienda Agricola Citeroni Luigi.

Responsabile dell’ambizioso progetto il dottore forestale Emiliano Pompei Presidente della Confagricoltura Servizi Ascoli Piceno-Fermo e vice Presidente Confagricoltura Marche, coadiuvato da Tommaso Ciriaci dottore agronomo responsabile dell’Area Tecnica Confagricoltura Ascoli Piceno-Fermo. Partner e stakeholder dei diversi appuntamenti sono i Comuni che ospitano i convegni, inoltre i rappresentanti della Regione Marche del servizio agricoltura e dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Celso Ulpiani” saranno invitati per la giornata conclusiva alla presentazione dell’elaborato finale del progetto consegnato gratuitamente ai presenti.

I territori dell’alto ascolano nei Comuni di Montegallo, Arquata del Tronto, Acquasanta Terme, Roccafluvione sono caratterizzati dalla plurisecolare presenza del castagneto da frutto, sia esso marrone che castagna dolce. «Oggi la castanicoltura – fanno sapere gli organizzatori – può tornare a rivestire un ruolo importante per lo sviluppo della montagna. E’ necessario, però, accompagnarne lo sviluppo lungo nuove strade, in grado di condurre all’accesso ai mercati e conquistare un consumatore attento, che sappia esaltare la qualità di questo frutto, la ricchezza paesaggistica ed ambientale che testimonia, i valori dell’antica tradizione di questi luoghi di cui si fa simbolo». I castagneti da frutto, infatti, sono considerati elementi fondamentali del paesaggio ad elevata biodiversità agraria e naturalistica, componente essenziale del patrimonio culturale e storico; tali aree castanicole hanno, oggi, anche una funzione turistico-ricettiva. In particolare i castagneti nella Regione Marche vengono distinti di tre tipologie: castagneti da frutto in attualità di coltura, sottoposto alle ordinarie cure colturali e a pratiche agronomiche continuative e ricorrenti aventi cadenza almeno annuale; castagneti da frutto coltivati, ma non inattualità di coltura, per l’assenza di una o più delle caratteristiche sopra riportate; castagneti da frutto abbandonati: castagneti da frutto che non sono sottoposti a cure colturali, spesso invasi da altre specie arboree ed arbustive, in cui al limite, viene effettuata solo la raccolta delle castagne.

«La componente abbandonata – proseguono gli organizzatori -purtroppo prevale sulle altre a seguito delle problematiche croniche delle aree interne montane quali: spopolamento, parcellizzazione della proprietà privata, mancanza di infrastrutture, territori gravati da numerosi vincoli ambientali». La Confagricoltura Marche intende dunque valorizzare un patrimonio regionale castanicolo, esclusivo della Provincia di Ascoli e Fermo favorendo il recupero, associando le forze di chi vive e coltiva nei territori vocati e chili coltiva solamente, creando un indotto fino alla promozione della filiera corta del castagno. La castanicoltura era un tempo fulcro delle attività economiche locali, oggi, invece, si trova in una situazione di marginalità, che non offre elementi utili per l’avvio di un vero e proprio sistema produttivo specifico. Da fulcro della vita quotidiana per ampie fasce di popolazione la castagna è stata progressivamente relegata a forme evocative nel contesto di sagre popolari, e tentativi ammirevoli di mantenere in vita un territorio che ancora deve riprendersi dal sisma 2016.