Cancro al seno, con pochi grassi in tavola si muore di meno

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MANGIARE con moderazione. Diminuendo le porzioni, soprattutto quelle di carne e l’assunzione di grassi, aumentando invece quelle di frutta e verdura. Un semplice accorgimento che potrebbe salvarci la vita. Una dieta “moderata” infatti ha dimostrato di ridurre il rischio di morte per cancro al seno del 21%. A sostenerlo uno studio finanziato dal National Institutes of Health che sarà presentato a Chicago durante il prossimo meeting annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO). “E’ il primo studio randomizzato a dimostrare quello che altre ricerche, condotte però su base osservazionale, avevano già sottolineato: la dieta influenza il nostro rischio di morire di cancro”, ha spiegato nella conferenza stampa ufficiale di presentazione del congresso Rowan T. Chlebowski, del Los Angeles Biomedical Research Institute, UCLA Medical Center, primo autore dello studio. I ricercatori hanno esaminato un campione di quasi 49.000 donne in post-menopausa, di età compresa fra 50 e 79 anni, senza precedenti storie di cancro al seno, per capire se un intervento sulla dieta faceva o meno la differenza. “Sono dati raccolti lungo un periodo di tempo molto esteso, nell’ambito di uno studio randomizzato, disegnato cioè con un gruppo di controllo, e quindi particolarmente solidi dal punto di vista scientifico”, ha spiegato Monica Bertagnolli, presidente di ASCO.

La moderazione paga
Lo studio fa parte della Women’s Health Initiative, che comprende un insieme di trial clinici randomizzati, controllati, ancora in corso che mirano a esaminare, nelle donne in post-menopausa, i fattori di prevenzione delle cardiopatie, del cancro al seno e del colon-retto e delle fratture da osteoporosi. Nello specifico, in questo trial, dal 1993 al 1998, i ricercatori hanno diviso le donne in due gruppi: quelle del primo gruppo dovevano continuare a seguire la propria dieta nella quale il grasso rappresentava il 32% o più delle loro calorie giornaliere; quelle del secondo gruppo, invece, dovevano seguire una dieta che mirava a ridurre il consumo di grassi – fino a raggiungere il 20% o meno dell’apporto calorico – e prevedeva almeno una porzione di verdura, frutta e cereali nella giornata. Un regime alimentare al quale le donne hanno fatto riferimento per circa 8,5 anni. Dopo il periodo di intervento, i ricercatori hanno continuato a seguire tutte le donne per vedere se la causa della morte fosse il cancro al seno o altro.

Durante il follow-up, è emerso che la maggior parte delle donne del secondo gruppo aveva aumentato l’assunzione di frutta, verdura e cereali e ridotto il consumo giornaliero di grassi fino al 25% o meno (sebbene poche di loro avessero raggiunto l’obiettivo del 20%). Sulla base dei dati raccolti tra il 1993 e il 2013 sono stati diagnosticati quasi 3.400 casi di cancro al seno. Risultato? Complessivamente, le donne che hanno seguito la dieta bilanciata povera di grassi hanno mostrato una serie di benefici per la salute a breve e a lungo termine rispetto a coloro che, invece, hanno seguito una dieta più ricca di grassi. In particolare, si è registrato un rischio inferiore del 15% di morte per qualsiasi causa dopo una diagnosi di cancro al seno e una riduzione del 21% di rischio di morte per cancro al seno. “La dieta equilibrata che abbiamo messo a punto è una dieta di moderazione e, dopo quasi 20 anni di follow-up, stanno continuando a emergere i benefici per la salute”, ha sottolineato Chlebowski. “Anche se la dieta seguita in media è stata meno severa di quello che avevamo stabilito all’inizio è comunque bastata a ridurre il rischio”. Insomma, basta poco.

L’obesità e il cancro
I risultati di questo studio sottolineano l’importanza del ruolo della dieta per la salute. L’obesità, problema molto diffuso negli Usa ma che sta assumento dimensioni preoccupanti anche in Italia, influisce negativamente sulla mortalità per cancro. I ricercatori hanno anche condotto un’analisi per valutare l’impatto di questa dieta nelle donne che presentano fattori di rischio metabolici, come il diabete e l’ipertensione, dimostrando che in questa sottopopolazione seguire una dieta moderata riduce il rischio addirittura del 69%. “Quello che mettiamo nel piatto fa la differenza, e questo è il primo studio randomizzato a dimostrarlo”, ha sottolineato Lidia Schapira, MD, del Stanford University Medical Center in California. “Gli oncologi dovrebbero spendere più tempo a parlare di questo tema con i pazienti perché questi dati ci dimostrano che questo intervento è efficace”.

FONTE: Repubblica