Bus dirottato, Ramy e Adam cittadini italiani: «Ringraziamo i nostri papà»

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«Sono contentissimo credevo si fossero dimenticati dell’impegno che avevano preso con noi. Ma ci speravo ogni giorno, è un premio per il nostro futuro», dice Adam El Hamami, origini marocchine, e non finisce più di ringraziare. Il suo compagno di seconda media Ramy Shehata, sicuro di sé, insiste sul merito: «Ero sicuro che ce l’avrebbero data, la cittadinanza, perché è giusto così: io e il mio amico abbiamo reso un servizio un po’ eccezionale all’Italia». I due ragazzini che lo scorso 20 marzo avevano dimostrato coraggio e sangue freddo durante il dirottamento dello scuolabus — di fatto sventando il tentativo di strage dell’autista Ousseynou Sy e salvando i loro cinquanta compagni di classe —, ieri hanno avuto la bella notizia. Il Consiglio dei ministri, su proposta del responsabile del Viminale, ha concesso la cittadinanza per meriti speciali («Ritengo che i giovani abbiano reso eminenti servizi al nostro Paese», ha scritto nella relazione Matteo Salvini).

Ramy adesso si trova in Egitto, perché anche lì dove affondano le sue radici, le autorità volevano rendergli omaggio. Da quelle terre suo padre, nel 1996, partì su un barcone, il padre di Adam lasciò il Marocco tre anni dopo, nascosto su un furgone. Chissà se Ramy e Adam si sono resi conto del pericolo che hanno corso. I carabinieri, nell’ambito delle indagini coordinate dal capo del pool antiterrorismo Alberto Nobili e dal pm Luca Poniz, ieri hanno recuperato un video-proclama di 37 minuti nel quale l’autista faceva capire il suo piano, incendiare lo scuolabus sulla pista dell’aeroporto di Linate e provocare una strage. «È stato un lavoro di squadra tra compagni di classe, italiani e non», ricorda Adam.

Tra le imputazioni contestate a Sy, oltre alla strage aggravata da finalità terroristiche, sequestro di persona, incendio e resistenza, c’è anche l’accusa di traumi emotivi causati a 17 bambini. Non è facile superare lo choc. A volte, come spesso succede, ci si rifugia nei sogni. Ramy ne ha uno, incontrare il Papa: «L’ho mancato per ragioni organizzative ma ci tengo moltissimo, vorrei mandargli questo messaggio — dice —. Io sono musulmano praticante, nessuno meglio di lui potrebbe spiegarmi che cosa è la religione cristiana». Poi torna ragazzino e scherza: «L’altro mio sogno, visto che già ho conosciuto Dybala della Juve, è stringere la mano a Salah del Liverpool. Lo dico qui, si sa mai …». Sorridono anche i genitori. Prende la parola la mamma di Adam, Hasnaa Ouriad: «La cittadinanza per chi nasce in Italia come i nostri figli dovrebbe essere un diritto, non un premio. Nel loro caso però è un riconoscimento d’onore, una cosa importante. Sarà un valore per il loro futuro».

FONTE: Corriere