Bologna tra i primi 200 atenei al mondo, ma il Miur gli taglia i fondi

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Pisa con i suoi due gioielli accademici – Sant’Anna e Normale – si conferma uno dei luoghi più prestigiosi a livello internazionale dove studiare. Ma subito dopo per l’Italia c’è la più antica università del mondo: l’Alma mater di Bologna che nell’ultima e più autorevole classifica appena pubblicata da Times Higher Eduction conquista un posto tra la top 200 mondiale. Un nuovo riconoscimento confermato anche da altre classifiche (Qs e Cwur tra le altre) di cui in Italia sembriamo non tener conto: nell’ultimo round di finanziamenti il ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ha tagliato dell’1% i fondi a Bologna.

L’università di Bologna entra fra le prime 200 migliori università
La nuova classifica prende in esame oltre 1250 università di 86 Paesi ed è stilata in base a 13 indicatori di performance raggruppati in cinque macro-aree: formazione (incidenza del 30%), ricerca (30%), numero di citazioni (30%), internazionalizzazione (7,5%) e trasferimento tecnologico e di conoscenze verso il sistema industriale (2,5%). Nella top 10 mondiale si conferma il podio dell’anno scorso: Oxford è al primo posto per il terzo anno consecutivo, Cambridge si mantiene al secondo e Stanford negli Stati Uniti conserva il terzo. Il Massachusetts Institute of Technology (Mit) sale di una posizione raggiungendo il quarto posto mentre il California Institute of Technology (Caltech) passa dalla terza alla quinta. Yale è l’università che ha scalato più posizioni tra le prime 20, guadagnando quattro posti nella top 10 e passando all’ottava posizione.

L’Italia è presente con 43 università nella classifica del 2019, rispetto alle 40 dell’anno scorso. Con 21 atenei che restano stabili, 11 che scalano posizioni comprese le prime tre che si piazzano tra le prime 200:  la Scuola Superiore Sant’Anna (153esima) guadagna due posizioni, la Normale (161esima) ne scala addirittura 23 grazie alle performance su docenza e ricerca. La new entry Bologna raggiunge la 180esima posizione con ottimi miglioramenti su docenza, ricerca, impatto delle citazioni (influenza delle ricerche), introiti del settore e prospettiva internazionale. Tra le altre italiane csi segnalano l’università di Padova (tra le prime 250 a livello globale), la Napoli Federico II che entra tra le prime 350 e la cattolica del Sacro Cuore e l’università di Ferrara entrano entrambe tra le prime 500.

L’ottimo risultato dell’Alma mater di Bologna non è una sorpresa. Anche altri ranking mondiali hanno inserito l’ateneo tra i migliori al mondo e tra i primissimi in Italia. A esempio anche la recente classifica di Qs – Quacquarelli Symonds, società globale di consulenza specializzata nell’analisi del settore universario – ha posizionato Bologna al 180esimo posto, dopo Politecnico di Milano (156), Sant’Anna (167) e Normale (175). Sulla stessa scia anche la classifica del Cwur (Centre for world university ranking) che riconosce a Bologna il 201esimo posto subito dopo Sapienza di Roma, Milano, Padova e Firenze. Ottime performance che non aiutano l’università di Bologna nella conquista dei fondi in Italia. Nel’ultimo riparto del Fondo di finanziamento ordinario per il 2018 che utilizza una serie di criteri non solo premiali -da quest’anno il Miur ha introdotto dei parametri perequativi per aiutare gli atenei meno accessibili e con studenti che hanno redditi più bassi -l’ateneo bolognese perde infatti l’1% dei fondi. Mentre università come Catanzaro o Salerno aumentano del 4%.

Sant’Anna di Pisa e Bolzano scalano la top ten dei piccoli atenei migliori al mondo
Più in generale nella classifica di Times higher education gli Stati Uniti continuano a dominare la classifica globale, anche se arretrano: passando da 172 istituti a 157. Si registra poi la rapida ascesa della Cina e del Giapppone: per la prima volta il Regno Unito è stato sorpassato come seconda nazione più rappresentata in classifica, con il Giappone che ottiene 103 posizioni rispetto alle 98 del Regno Unito (da 93). Complessivamente l’Europa resta un attore principale nella classifica, anche se soffre sempre di più la crescente concorrenza: sette istituti europei sono presenti tra i primi 30 della classifica, come l’anno scorso e le università europee occupano quasi la metà della classifica delle prime 200. In particolare la Germania ha 47 istituti in classifica (dai 44 dell’anno prima) ed è il terzo Paese più rappresentato nella classifica con 23 università tra le prime 200. La Spagna infine si piazza dopo l’Italia con 38 università, rispetto alle 29 dello scorso anno, con due atenei tra i primi primi 150.

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